Domenica, 21 Febbraio 2016 12:42

Gli occhi dell’India sullo Stretto di Malacca

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L’India ha annunciato il rischieramento di due nuovi aerei per il pattugliamento marittimo P-8I Poseidon sull’arcipelago delle isole Andamane e Nicobare, nel golfo del Bengala. L’arcipelago dista oltre mille chilometri da

Visakhapatnam, sede del Comando orientale della Marina indiana (a ovest), circa 150 chilometri dall’estremità settentrionale dell’isola indonesiana di Sumatra (a sud) e rappresenta a tutti gli effetti l’avamposto strategico di Nuova Delhi sullo Stretto di Malacca.


Questo passaggio di 800 chilometri, che collega l’Oceano Indiano al Mar Cinese Meridionale e di lì all’Oceano Pacifico, è una delle rotte marittime più importanti al mondo. Solcato da oltre 90 mila navi l’anno e da un flusso commerciale che è quasi la metà del totale a livello globale, lo stretto è l’arteria energetica che alimenta le economie dell’Asia e che unisce l’India ai mercati del Pacifico.


Negli anni, Nuova Delhi ha siglato accordi di cooperazione bilaterale e multilaterale con i paesi litoranei (Malesia, Indonesia, Singapore) per garantire la sicurezza delle linee di comunicazione attraverso lo stretto, spesso minacciate da gravi fenomeni di pirateria, terrorismo o traffico d’armi.


Allo stesso tempo, ha espanso la propria presenza militare sulle Andamane e Nicobare con la costituzione nel 2001 del primo comando interforze sull’arcipelago e l’apertura nel 2012 della base aeronavale “Baaz” (falco, in hindi) sulla sua isola più meridionale. La Marina indiana vi ha schierato 15 unità di superficie e intende trasformare questo comando interforze nel suo hub avanzato per le operazioni anfibie nel Golfo del Bengala.


La scelta di posizionare i Poseidon sulle Andamane e Nicobare riflette a tutti gli effetti l’importanza geostrategica di questo avamposto. I pattugliatori P-8I sono progettati e costruiti dall’azienda aeronautica statunitense Boeing per sostituire i Lockheed P-3 Orion, quadrimotori per la lotta antisommergibile e il pattugliamento marittimo in servizio dagli anni Sessanta. Nel 2009, la Marina indiana ne è diventata il primo acquirente internazionale: con un raggio di oltre mille miglia nautiche (quasi 2 mila chilometri), i velivoli posizionati nel golfo del Bengala domineranno gli accessi occidentali allo Stretto di Malacca.


Oltre a salvaguardare i flussi commerciali che attraversano lo Stretto, il rafforzamento del dispositivo aeronavale indiano sul fianco orientale vuole essere una risposta ai continui dispiegamenti di unità navali cinesi nell’Oceano Indiano. Risale al 2008 la prima delle 20 operazioni anti-pirateria condotte dalla Marina di Pechino al largo del Corno d’Africa, mentre è dello scorso dicembre l’annuncio dell’apertura della prima base cinese in territorio straniero, a Gibuti, per supportare le proprie forze nel teatro. L’annuncio ha seguito a poca distanza quello che ha ufficializzato il controllo del porto pakistano di Gwadar da parte della Chinese Overseas Ports Holding Company Ltd per i prossimi 40 anni.


Nuova Delhi è in allarme soprattutto per le campagne condotte dai sottomarini cinesi nell’Oceano Indiano, fra cui spiccano quelle con scali in Pakistan e Sri Lanka. A queste va aggiunto l’accordo con cui Pechino ha venduto a Islamabad 8 sottomarini diesel-elettrici di classe-Yuan: oltre che supportare la modernizzazione della Marina pakistana, l’intesa in prospettiva garantirà alle forze subacquee dell’Impero del Centro un altro punto d’appoggio nel bacino.


La realizzazione di nuove infrastrutture atte a ricoverare e se necessario riparare i futuri battelli di Islamabad beneficerà infatti anche le unità cinesi schierate nella regione, che necessitano di un considerevole sostegno logistico a così grande distanza dalla madrepatria. I sottomarini di classe-Yuan sono unità a propulsione convenzionale che, a differenza dei sottomarini nucleari, non sono progettati per dispiegamenti particolarmente prolungati o troppo lontano dalle proprie basi.


I pattugliatori Poseidon rappresentano lo strumento più avanzato con cui monitorare e se necessario affrontare eventuali minacce sommerse, ma il potenziamento delle infrastrutture militari indiane nel Golfo del Bengala non è paragonabile a quello realizzato dalla Cina al di là dell’altro punto d’accesso allo Stretto di Malacca, nel Mar Cinese Meridionale.


Per questo motivo, l’India dovrà puntare sulla cooperazione con gli alleati e i partner regionali per contrastare gli interessi marittimi di Pechino e quella che viene percepita come una crescente minaccia alla propria sicurezza. La presenza delle forze cinesi nell’Oceano Indiano è infatti destinata a crescere, visto che il bacino è uno snodo fondamentale che collega la Cina ai mercati europei e alle risorse e materie prime dei propri partner di Africa e Asia.


Gli Usa hanno appena siglato un accordo per schierare a Singapore un altro Poseidon con cui monitorare le dispute confinarie nel Mar Cinese Meridionale. Il velivolo si unirà alle quattro Littoral Combat Ship della Us Navy che opereranno dalla città-stato a partire dal 2017. Probabilmente, Washington guarderà con interesse alla presenza di un’altra base navale nell’Oceano Indiano in grado di ospitare i propri asset che sia più vicina alle acque dell’Asia Orientale rispetto a quella sull’isola di Diego Garcia.


La collaborazione marittima fra i due paesi si sta rafforzando, com’è dimostrato dai progressi nel negoziato bilaterale volto a garantire a Nuova Deli il sostegno e la tecnologia statunitense nella costruzione delle future portaerei indiane. L’India, a sua volta, starebbe considerando la possibilità di unirsi alla Us Navy per pattugliare Oceano Indiano e soprattutto Mar Cinese Meridionale.


Storicamente, Nuova Delhi si è sempre rifiutata di partecipare a operazioni internazionali che implicassero l’impiego di unità militari se sprovviste dell’autorizzazione delle Nazioni Unite. Il brusco cambio di rotta potrebbe essere dovuto alle preoccupazioni della dirigenza indiana per la crescita dell’influenza cinese entro due aree cruciali per il commercio marittimo internazionale.


È però improbabile che Nuova Delhi voglia provocare Pechino in maniera eccessiva dal momento che ciò finirebbe per ripercuotersi negativamente sull’equilibrio marittimo regionale. 


Non sono meno importanti le relazioni indiane con l’Australia,paese che ha condotto per più di un trentennio missioni di pattugliamento su entrambi gli accessi allo Stretto di Malacca (Operation Gateway). Prima per monitorare i sottomarini sovietici fra Oceano Indiano e Oceano Pacifico, poi per contrastare la pirateria e altre minacce alla libertà di navigazione nelle acque del Sud-Est asiatico.


Nel 2013, il Libro bianco della Difesa australiano indicava proprio nella cooperazione con Nuova Delhi una delle chiavi per garantire il mantenimento della stabilità regionale.Lo stesso primo ministro indiano Narendra Modi ha puntato sin dai primi mesi dopo il suo insediamento sul rafforzamento dell’intesa con l’Australia.


Lo stesso dicasi per l’Australia, che ha condotto per più di un trentennio missioni di pattugliamento su entrambi gli accessi allo Stretto di Malacca (Operation Gateway). Prima per monitorare i sottomarini sovietici fra Oceano Indiano e Oceano Pacifico, poi per contrastare la pirateria e altre minacce alla libertà di navigazione nelle acque del Sud-Est asiatico.


Washington, Canberra e Nuova Delhi hanno più di un motivo per rafforzare la cooperazione regionale: le nuove installazioni sulle isole Andamane e Nicobare possono rappresentare un ottimo punto di partenza.

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