Giovedì, 18 Febbraio 2016 12:57

Libia, un capitale energetico bloccato

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Il caos della Libia – di cui sta approfittando lo Stato Islamiconon ha solo una dimensione politico-militare.


La spaccatura fra Tripolitania e Cirenaica possiede anche una dimensione energetica.


Al momento,

l’attenzione è concentrata sul tentativo di far approvare il governo di unità nazionale su cui si sono accordati in Marocco (sotto l’egida dell’Onu) alcuni membri delle due camere elettive rivali di Tobruk e Tripoli.

Tuttavia, i due centri di potere libici competono anche per il petrolio. La sfida verte non tanto sul controllo fisico dei giacimenti quanto su chi sia legittimato a controllare le risorse provenienti dall’esportazione dell’oro nero.


A Tripoli ha sede la National Oil Corporation, detentrice di tutti i contratti esistenti con le compagnie internazionali. Essa però si trova di fatto controllata da un parlamento che non è riconosciuto come legittimo e senza giacimenti da cui estrarre idrocarburi per onorare gli impegni.


A causa dei continui scontri, la produzione è crollata da 1,3 milioni di barili al giorno nel 2012 a 375 mila barili nel 2014. Solo una fra le 4 maggiori aree di estrazione e solo uno dei 5 terminal sulle coste orientali sono in funzione. Si tratta dei giacimenti attorno a Sarir, situati però in Cirenaica, nella cui capitale Tobruk ha sede il parlamento che gode del riconoscimento internazionale.


Tobruk ha creato la sua National Oil Corporation, con cui però nessuno vuole fare affari, Egitto escluso. Il Cairo mira, attraverso l’import di petrolio della Cirenaica dal terminal di Hariga, a tenere ancorato alla propria sfera d’influenza l’Est libico.


In questo scenario, lo Stato Islamico si sta espandendo attorno a Sirte – ma possiede campi di addestramento anche altrove, come dimostra quello bombardato dagli Usa vicino a Sabratha – con una strategia petrolifera diversa da quella adottata nel Siraq.


Invece di controllare i siti di produzione, come in Mesopotamia, in Libia le cellule del “califfato” scelgono di attaccarli e di complicare ulteriormente la commercializzazione. L’obiettivo non è trarne un profitto economico ma seminare ulteriore caos.


Testo di Federico Petroni. Carta inedita di Laura Canali.


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1 commento

  • Link al commento DorothyAffexUY Lunedì, 17 Luglio 2017 20:21 inviato da DorothyAffexUY

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