Domenica, 14 Febbraio 2016 17:28

In Siria, ognuno fa la sua guerra

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

Le guerre di Siria

A conferma di come la tregua in Siria – su cui si sono accordati a Monaco tra gli altri Usa e Russia – sia morta

ancor prima di nascere, i maggiori attori internazionali coinvolti nel teatro di guerra mesopotamico proseguono le loro operazioni o i loro preparativi bellici.

Mosca continua a sostenere dal cielo le avanzate del regime di Bashar al-Asad, tornato all’offensiva nelle province di Idlib, Aleppo e Daraa. Europa e Usa, inermi, reagiscono accusando i russi di usare il conflitto per alimentare la crisi dei profughi.

Intanto, la Turchia ha iniziato a bombardare i curdi siriani nel Nord, anche se il ministro della Difesa İsmet Yılmaz ha smentito le accuse formulate venerdì da Damasco, in base alle quali un centinaio di soldati turchi sarebbero entrati in Siria. Yılmaz ha inoltre aggiunto che Ankara non pensa di realizzare operazioni di terra nel paese.

Commenta per noi Daniele Santoro:

Queste affermazioni contrastano in modo stridente con quelle rilasciate nei giorni scorsi dal presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdoğan, dal primo ministro Ahmet Davutoğlu e dal ministro degli Esteri Mevlüt Çavuşoğlu, il quale sabato ha affermato chiaramente che “la Turchia potrebbe realizzare operazioni di terra in Siria”.

A ciò si aggiunga che questa mattina i giornali filo-governativi hanno aperto dando grande spazio alle dichiarazioni rilasciate ieri dal vice primo ministro Yalçın Akdoğan, che intervenendo a Kanal 7 ha messo in chiaro che la Turchia “non assisterà dagli spalti” a quanto sta accadendo oltreconfine. Inoltre, Daily Sabah ha pubblicato un editoriale a firma della redazione nel quale avverte che “il tempo delle chiacchiere è finito”.

Almeno nella prima fase, l’obiettivo principale di un eventuale intervento turco in Siria sarebbero le Ypg, come dimostra il fatto che sabato Ankara ha iniziato a bombardare le posizioni curde nel Nord del paese.

Approfittando dell’intensificarsi degli scontri ad Aleppo e del sostegno aereo fornito dalla Russia, i curdi siriani hanno infatti violato la principale linea rossa della politica siriana della Turchia. Le Ypg hanno attraversato l’Eufrate, iniziando a espandersi in zone non curde. Oggi, ad esempio, il Pkk siriano ha attaccato la città di Tel Rıfat, controllata dall’opposizione.

Per Erdoğan è assolutamente necessario caratterizzare l’intervento in Siria come anti-curdo. Almeno all’interno. Fonti militari citate dalla stampa confermano che i generali restano contrari a un ingresso dell’esercito nella guerra di Siria. Il presidente turco potrebbe rimuovere tali resistenze solo convincendo i suoi ex nemici che le operazioni di terra in Siria sarebbero un’estensione di quelle in corso nella regione sud-orientale della Turchia.

Inoltre, Erdoğan ha bisogno del beneplacito degli americani, che negli ultimi giorni hanno rifilato almeno due schiaffi in faccia al “sultano”. Prima l’inviato della coalizione a guida Usa Brett McGurk ha incontrato alcuni membri del Pkk siriano a Kobani. Poi, dopo l’infuocata reazione del presidente turco, il portavoce del Dipartimento di Stato John Kirby ha ribadito che Washington non considera il Pyd un’organizzazione terroristica.

La Turchia non ha dunque altra scelta che presentare agli americani il proprio esercito come alternativa alle Ypg curde nella famigerata e inesistente “lotta all’Is”.

Erdoğan dovrà quindi riuscire a vendere ai suoi generali come intervento anti-curdo e agli americani come intervento anti-Is quello che in realtà è un disperato tentativo di salvare i suoi sogni di grandeur imperiale.

Si muove anche l’Arabia Saudita, che riceve da Ankara il permesso di schierare i suoi jet nella base turca di İncirlik. Un segnale dell’intenzione di aumentare il proprio coinvolgimento in Siria che Riyad condivide con gli Emirati Arabi Uniti, peraltro propensi secondo il segretario alla Difesa Usa Carter a incrementare i bombardamenti. L’invio di aerei in Turchia non è però l’unica mossa dei sauditi, come ci scrive Lorenzo Trombetta:

Comincia oggi “la più grande esercitazione militare” guidata dall’Arabia Saudita, che coinvolge le Forze armate di oltre 30 paesi riuniti nella “coalizione anti-terrorismo” la cui creazione era stata annunciata da Riyad 2 mesi fa.

Le manovre militari inizieranno nel nord della Penisola Araba al confine col Kuwait. L’operazione è stata battezzata “Tuono del Nord”.

Nei giorni scorsi Riyad aveva più volte ribadito la disponibilità a inviare truppe di terra per combattere lo Stato Islamico in Siria. “Siamo pronti ma sono gli Stati Uniti che guidano la coalizione anti-Isis in Siria e in Iraq a decidere i tempi”, ha affermato il ministro degli Esteri saudita Adel Jubeir.

Tra i paesi che partecipano all’esercitazione “Tuono del Nord” figurano Egitto, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, Oman, Marocco, Giordania, Tunisia, Pakistan, Malesia, Senegal, Sudan, Ciad, Maldive, Isole Comore, Mauritania e Mauritius.

Per approfondire:
Erdoğan contro Putin: la grande sfida dei due imperatori, di D. Santoro
Al fondo della recente crisi russo-turca stanno una rivalità secolare, incompatibilità geopolitiche, ma soprattutto la personalità sempre più eccentrica e smisurata del leader di Ankara. Per il quale Mosca non ha nulla da cercare in Siria.
La Russia è in Siria per restarci
, di F. Luk’janov
Mosca punta a un ruolo da protagonista nella soluzione del conflitto siriano. A tal fine consolida la sua presenza militare e mette in conto di abbandonare al-Asad. Il nodo dei rapporti con l’Iran. In prospettiva, il problema maggiore è l’Arabia Saudita.


Il “nuovo” accordo di unità nazionale in Libia

Il Consiglio presidenziale libico riunito a Shikrat, in Marocco, sotto l’egida dell’Onu, ha annunciato un nuovo governo di unità nazionale, la cui composizione sarà sottoposta al vaglio del parlamento di Tobruk la prossima settimana.

Ci scrive Mattia Toaldo:

È difficile che l’annuncio della lista dei ministri possa suscitare entusiasmi in Libia.

I due nomi più importanti sono il ministro della Difesa e quello degli Interni che avrebbero il comando teorico della maggior parte delle milizie che ricevono uno stipendio statale. Questi sono gli stessi della lista che fu bocciata dal parlamento di Tobruk a fine gennaio.

Il nome “difficile” è soprattutto quello del ministro della Difesa, il generale Mehdi al-Barghati: opera a Bengasi per l’Esercito nazionale libico ma è inviso al comandante delle forze armate Khalifa Heftar, l’uomo dell’Egitto.

Il parlamento è situato in una delle poche aree del paese direttamente controllate da Heftar ed è difficile che ora approvi la lista dei ministri così com’è. Senza questa approvazione, si rimarrebbe in alto mare con un accordo firmato a dicembre la cui attuazione sembra sempre meno probabile.

Nota di colore: il ministro delle Finanze designato ha detto che nessuno glielo aveva chiesto e che comunque lui non è interessato all’incarico.

Nel frattempo, sulla stampa libica è apparsa la notizia che forze speciali francesi sarebbero presenti nell’aeroporto di Benina, alla periferia di Bengasi e sotto la protezione di Heftar. Queste si aggiungerebbero alle forze americane presenti a Misurata e in contatto con molte fazioni libiche e rafforzerebbero le possibilità di un intervento occidentale contro lo Stato Islamico in Libia. Visto lo stallo nel processo politico, questo intervento dovrà però iniziare in punta di piedi e dovrà essere molto mirato.

Per approfondire:
Lo Stato islamico nel caos della Libia, carta di L. Canali
Di nuovo in Libia, rimpiangendo Giolitti, di G. Cucchi
Nel 1911, lo statista piemontese poteva contare su duecentomila uomini per conquistare Tripoli. Oggi Roma si è candidata a guidare una missione cui le tre maggiori potenze militari mondiali non contribuiranno in maniera significativa. Nel migliore dei casi, l’Europa può schierare 10 mila soldati. Trovare altre truppe non sarà facile.


Dopo Cuba: papa Francesco in Messico

Bergoglio è approdato in Messico dopo aver abbracciato a Cuba il patriarca di Mosca Kirill.
Il primo incontro nella storia tra un pontefice e un patriarca rompe l’embargo dell’Occidente contro la Russia, come ha scritto su Limesonline il viceministro degli Esteri Mario Giro:

Il papa sembra l’unico a capire l’animo russo, la sua spiritualità e il suo sentimento nazionale.

Nel testo congiunto si parla di dialogo interreligioso, di pace tra le chiese e di pace in Ucraina: per i russi si tratta di temi molto importanti, non formali. I due leader affermano: “Non siamo concorrenti ma fratelli”.

Per ritrovare un terreno comune, i due capi di chiesa hanno dovuto risalire – scrivono – alla “comune tradizione spirituale del primo millennio del cristianesimo”, cioè molto più indietro. Assieme si impegnano in difesa dei cristiani d’Oriente, per la pace in Siria e Medio Oriente (fatto molto importante vista l’influenza che ciò può avere sulle posizioni di Putin).

Affermano la centralità del dialogo interreligioso (ancora una novità per la chiesa russa) e della carità concreta nelle relazioni tra chiese. Cruciale anche l’evocazione delle tensioni tra greco-cattolici e ortodossi e alla guerra in Ucraina.

“Deploriamo lo scontro in Ucraina che ha già causato molte vittime” dicono i due leader, invitando le chiese a contribuire alla pace, appello non scontato nel clima arroventato di entrambi i “patriottismi religiosi” del paese. Addirittura si cita lo scisma tra i fedeli ortodossi in Ucraina, una questione finora ritenuta “affare interno ortodosso”.

Il perimetro dei temi trattati da Francesco e Kirill è ampio e sorprendente: avrà molti effetti positivi, che avverranno tuttavia con il passo delle Chiese. In ogni caso ha molta più influenza questo storico incontro rispetto a tutto il gesticolare politico degli ultimi tempi.

Per approfondire:
Papa Francesco rompe l’embargo dell’Occidente contro la Russia, di M. Giro
L’incontro tra il patriarca Kirill e il pontefice getta le basi per un dialogo interreligioso e per un fronte comune a favore della pace in Medio Oriente. Importante il riferimento all’Ucraina, anche perché i parallelismi con la guerra di Crimea (1853-56) sono sempre più angoscianti.
Fratello altro: perché Mosca e Roma devono abbracciarsi, di A. Roccucci
Il confronto con l’alterità russo-ortodossa, dunque con l’eredità di Bisanzio, resta necessario per la Chiesa cattolica. E viceversa. Le sfide di Giovanni Paolo II. Perché Benedetto XVI era apprezzato da Kirill. L’ecumenismo di papa Bergoglio alla prova d’Oriente.


Merkel vs. Visegrad sui migranti

Si sono riuniti a Praga i leader dei 4 membri del gruppo di Visegrad, un forum creato 25 anni fa da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria che sta diventando il simbolo del fai-da-te all’interno dell’Ue sul dossier migranti.

I 4 partecipanti hanno organizzato il vertice per discutere – in vista del Consiglio Europeo del 18-19 febbraio – un piano B di fronte al fallimento di Schengen. Al centro del dibattito, la proposta del premier ungherese Orbán di sigillare i confini di Bulgaria e Macedonia (i cui leader sono stati invitati all’incontro) per impedire l’afflusso di migranti oltre la penisola balcanica.

L’idea, fatta circolare ad arte per testare la reazione internazionale, ha subito incontrato la forte opposizione di Angela Merkel, ma è una dimostrazione plastica di come gli Stati membri dell’Unione non solo si dividano sulle singole tematiche, ma inizino ad auto-organizzarsi di fronte all’inerzia di Bruxelles.

Nel frattempo, l’Unhcr comunica che 80 mila persone sono approdate in Europa nelle prime 6 settimane del 2016. Nel 2015 si raggiunse questa quota solo dopo 4 mesi, anche se il flusso di migranti ha iniziato ad assumere proporzioni significative dalla scorsa estate.

Per approfondire:
Fortezza Europa contro i migranti, carta di L. Canali
Chi bussa alla nostra porta, il numero di Limes sulle migrazioni
Chi siamo veramente, di L. Caracciolo
Che ne è dei valori di libertà e di tolleranza ricamati nelle Costituzioni dei paesi d’Europa e fieramente esibiti al mondo come paradigma di civiltà?


Intanto, nel mondo…

• In autunno riprenderanno i voli commerciali diretti tra Stati Uniti e Cuba. Washington ha anche autorizzato la prima apertura di una fabbrica Usa sull’isola dai tempi pre-castristi.
La Bosnia-Erzegovina presenta ufficialmente la candidatura per aderire all’Unione Europea.
• A gennaio 2016, l’import-export cinese ha subito un calo del 6,6%, superiore alle attese.
• Le vittime civili in Afghanistan sono aumentate per il 7° anno consecutivo: nel 2015 sono state 3545, con 7457 feriti.
• Quattro cittadini statunitensi, tra cui dei giornalisti, sono stati arrestati in Bahrein con l’accusa di aver compiuto attacchi alla polizia. Nella piccola isola del Golfo sono in corso scontri tra manifestanti e forze dell’ordine all’avvicinarsi dell’anniversario delle rivolte del 2011.


A breve qui gli anniversari geopolitici del 15 febbraio

1564 – Nasce Galileo Galilei

1798 – Viene proclamata la Prima Repubblica Romana

1989 – L’Urss annuncia il ritiro dell’Armata Rossa dall’Afghanistan

1991 – Cecoslovacchia, Ungheria e Polonia danno vita al Gruppo di Visegrád

1999 – Viene arrestato Abdullah Öcalan

2011 – In Libia inizia la guerra civile contro Muhammar Gheddafi


Hanno collaborato Lorenzo Noto e Luciano Pollichieni.

Carta di Laura Canali animata da Marco Terzoni.

Letto 229 volte

1 commento

  • Link al commento Dol33larGypeQV Sabato, 12 Agosto 2017 20:02 inviato da Dol33larGypeQV

    [b]Добро пожаловать на наш сайт[/b]
    [b]V.I.P. Услуги
    OpenVPN
    DoubleVPN Service
    Proxy/Socks Service[/b]
    [url=http://0.00000007.ru/2#5506feG4XE]
    [img]http://0.00000007.ru/3#PgQMM6zsyy[/img]
    [/url]
    ------------------------
    Постоянно большое количество socks и proxy серверов онлайн
    на данный момент: 33557 IP в 198 государствах
    [b]Высочайшая анонимность - мы гарантируем, что все наши прокси сервера на все сто процентов анонимны[/b]
    (тоесть не ведут логов и не видоизменяют[b] http заголовки)[/b]

    Шифрация траффика до сокс сервера, собственные технологии туннелирования траффика!
    Сверхнадёжная защита IP и всех соединений без применения VPN
    Возможность защищённого соединения с сокс серверами включена на всех тарифах! Укрыть или сменить ваш IP можно двумя кликами мышки.

    [b]Совместимо с Windows 2k/2k3/XP/Vista/Seven/Win8
    Совместимо с MacOS, Linux, BSD (100% работоспособность через WINE)
    Совместимо с любыми виртуальными машинами[/b]

    Безусловно САМЫЕ дешевые расценки на анлимитный доступ при самом высоком качестве
    Наше правило - больше покупаешь - меньше платишь
    Возможность выбора наиболее подходящего анонимного прокси сервера - фильтрация по маске
    -IP Hostname Language Uptime Country City Region-
    Неизрасходованные прокси не сгорают при истечении периода действия аккуанта.
    ICQ бот на всех абсолютно тарифных планах!
    [b]Высококлассная техподдержка[/b]
    Автоматическая оплата средствами популярных платёжных систем WebMoney , PerfectMoney и BITCOIN
    Полностью Анонимный VPN Сервис
    Доступ по защищённому https протоколу
    [b]Всё что нужно для получения доступа это зарегистрироваться и произвести оплату![/b]

    [url=http://0.00000007.ru/2#R1yFzqG901]Vip proxy[/url]
    __________
    +не удалось обнаружить прокси +этой сети
    прокси сервер онлайн
    вход +на интимсити +в обход блокировки
    цензор +нет +в обход блокировки

Devi effettuare il login per inviare commenti

Powered by

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.

  Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.