Venerdì, 05 Febbraio 2016 14:02

Il budget del Pentagono contro la Russia e le altre notizie di oggi

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Il budget del Pentagono

Il segretario alla Difesa Usa Carter annuncia che chiederà, per il bilancio del Pentagono dell’anno fiscale 2017, di raddoppiare i fondi

per la campagna contro lo Stato Islamico (7,5 miliardi di dollari annui) e di più che quadruplicare quelli per la deterrenza contro la Russia (da 789 milioni a 3,4 miliardi l’anno). Il Cremlino non l’ha presa benissimo.

L’aumento richiesto dei finanziamenti assolve a due funzioni.

La prima è rassicurare gli alleati dell’Europa dell’Est, che vedranno un incremento delle già cospicue esercitazioni, rotazioni di truppe, invio di materiale bellico (soprattutto carri armati e veicoli corazzati) nell’ambito dell’operazione Atlantic Resolve. Basta osservare la mappa delle attività di questa missione per capire su chi fa maggiore affidamento Washington.

Inoltre, il Pentagono ha bisogno di un nemico. Qualche giorno fa, lo European Command statunitense ha pubblicato una “strategia di teatro” in cui il confronto con la Russia è classificato come “conflitto”. Nelle loro esternazioni pubbliche, i vertici della Difesa Usa continuano a esprimersi sulla Russia considerandola una delle 4 minacce statuali alla sicurezza nazionale, assieme a Cina, Corea del Nord e Iran, in ordine di menzione, oltre allo Stato Islamico, considerato attore transnazionale.

L’intera narrazione della necessità di mantenere Forze armate numerose, all’avanguardia e ben finanziate è costruita sulla persistente minaccia di alcune capacità belliche di questi 4 nemici. Di Russia e Cina spaventano soprattutto lo sviluppo di armi e dottrine (variamente rubricate come “interdizione d’area” o “guerra ibrida”) per “raggiungere i loro obiettivi rapidamente prima che possiamo rispondere”, ha detto Carter.

Il riferimento è al timore di essere tagliati fuori dal Baltico, tra Kaliningrad e la Bielorussia o, nel caso cinese, dai mari contesi. Un rapporto della Rand su recenti esercitazioni conferma: se Mosca invadesse i paesi baltici ora, la Nato non sarebbe attrezzata per reagire velocemente.

Per approfondire:
DAL NUOVO NUMERO DI LIMES Così l’America ha ritrovato il suo nemico ideale, di D. Fabbri
Dopo la sbornia ‘unipolare’ degli anni Novanta, Washington necessita di un villano che ne mantenga la politica estera con i piedi per terra. La Russia è perfetta: autoritaria, militarista e lontana.
Compensa e domina: il Pentagono e la terza offset strategy
, di F. Petroni
Russia e Cina minacciano la superiorità tecnologica dei militari americani. E la Difesa Usa va a caccia di armi e concetti operativi innovativi nel settore commerciale. Nel frattempo, cerca di non farsi distrarre dai jihadisti e di rimettere in piedi le sue truppe.
Il Pentagono prepara le guerre evitabili del dopo Obama di F. Mini
Non è strano che il Dipartimento della Difesa statunitense pianifichi operazioni a livello globale. Ma i militari Usa, ossessionati dal Grande Nemico, potrebbero far precipitare l’Europa in un conflitto non necessario con la Russia.


Il cammino difficile dell’accordo contro il Brexit

La pubblicazione della bozza di accordo tra il presidente del Consiglio Europeo Tusk e il primo ministro britannico Cameron sta animando il dibattito ai due lati della Manica. L’intesa serve al premier della Gran Bretagna in vista del referendum sul Brexit che deciderà la permanenza o l’uscita del paese dall’Ue. Un’opzione, quest’ultima, che Cameron vuole scongiurare.

Nonostante diverse concessioni, specie sull’esclusione degli immigrati da alcuni punti del welfare nazionale per 4 anni, l’accordo non è quello che l’inquilino del 10 di Downing Street aveva promesso alla sua opinione pubblica. Infatti i media britannici lo stanno castigando.

Diverse capitali europee si sono espresse contro la bozza che circola in queste ore. Soprattutto l’Est si dice contrario a discriminare gli immigrati; un apparente paradosso, vista l’opposizione dei paesi ex sovietici alle proposte di Bruxelles sui rifugiati, se non fosse per l’ampia presenza di cittadini esteuropei nel Regno Unito. Cameron ha bisogno del sostegno dell’Ue in vista del referendum.

Per approfondire:
Vota Brexit e perdi il posto a tavola, di D. Schade e J. Bartholomeusz
Lasciando l’Ue, il Regno Unito non smetterebbe di essere influenzato dalla legislazione europea che tanto aborrisce. I potenziali contraccolpi nel continente. L’alternativa meno indesiderabile al caos è continuare a far parte del dibattito.
La City sconta la fine dell’Europa di B. Rosa
La piazza finanziaria di Londra aspira al rango di hub globale grazie ai capitali cinesi e islamici. La crisi dell’Eurozona è considerata strutturale. L’Ue appare destinata a implodere insieme ad alcuni Stati membri minacciati dal separatismo. Un gioco a rischio.


La prima intervista del papa sulla Cina

Francesco ha parlato del rapporto tra l’Impero del Centro, il suo popolo e la storia a Francesco Sisci, consigliere scientifico di Limes e opinionista di Asia Times.

Qui un estratto dell’intervista nella traduzione di Limesonline:

La storia di un popolo è sempre un percorso. Un popolo a volte cammina più velocemente, a volte più lentamente, a volte si ferma, a volte compie un errore e fa qualche passo indietro, o prende la strada sbagliata e deve tornare sui suoi passi per poi proseguire sulla via corretta. Ma quando un popolo si muove in avanti, non mi preoccupa perché significa che sta facendo la storia.
Credo che i cinesi si stiano muovendo in avanti e questa è la loro grandezza. Camminano, come tutti i popoli, attraverso luci e ombre. Guardando a questo passato – e forse il fatto di non avere figli crea un complesso – è salutare assumersi la responsabilità del proprio percorso. […]
I cinesi devono assumersi la responsabilità del loro cammino. Aggiungo: non bisogna essere amareggiati, ma essere in pace con il proprio percorso, anche se sono stati commessi degli errori. Io non posso dire che la mia storia sia negativa, non posso dire di odiare la mia storia.
No, ogni popolo deve conciliarsi con la sua storia, con i suoi successi e i suoi errori. Questa riconciliazione porta molta maturità e crescita. […] Quando ci si assume la responsabilità del proprio cammino, accettandola per quello che è stato, la ricchezza storica e culturale può emergere anche nei momenti difficili.
Come può esserle consentito di emergere? […] dialogando con il mondo di oggi. Dialogare non vuol dire arrendersi – perché a volte nel dialogo tra paesi diversi c’è il pericolo che ci siano agende nascoste, vale a dire colonizzazioni culturali. È necessario riconoscere la grandezza del popolo cinese, che ha sempre mantenuto la propria cultura. E la cultura del popolo cinese – non sto parlando ideologie che possono esserci state in passato – non è stata loro imposta.

Per approfondire:
In che cosa credono i cinesi?, carta di L. Canali
Il fronte asiatico di Francesco
, di G. Valente
Il dialogo del pontefice comincia a pagare: nuovi spazi si aprono per i 7 milioni di cattolici vietnamiti, mentre a Pechino si apprezza la priorità pastorale di Bergoglio. L’esaltazione dell’afflato universalistico contro il vincolo occidentale.


L’offensiva su Aleppo

L’esercito siriano di Asad ha iniziato l’offensiva sulla città settentrionale, con un corposo sostegno aereo della Russia. Le forze lealiste avanzano soprattutto da nord-est, dove al momento i combattimenti maggiori si concentrano attorno al villaggio di Hardatnin.

Con questa operazione, il regime cerca di accumulare successi tattici che rafforzino la propria posizione negoziale. Inoltre, l’iniziativa russo-siriana ha come scopo recidere i collegamenti tra Aleppo e il confine turco, dal quale arrivano rifornimenti per le varie fazioni ribelli presenti nella regione.

Ci scrive Lorenzo Trombetta:

A nord della città, attorno a Tel Jbin si sta chiudendo l’ultimo corridoio di collegamento tra il confine turco e Aleppo, controllata dalle forze anti-governative. I lealisti sostenuti da Hezbollah e dai raid russi proseguono l’avanzata a nord della metropoli siriana e sono ora ad appena 3 chilometri in linea d’aria da Zahra e Nubl, due località a maggioranza sciita controllate da Hezbollah.

Se i lealisti dovessero riuscire a ricongiungersi con Zahra, gli insorti non avrebbero più possibilità di collegare la zona di Aazaz/Tel Rifaat con la parte settentrionale e orientale di Aleppo. Con inevitabili ripercussioni per le capacità di movimento degli operatori umanitari e di attivisti delle società locali.

Intanto, si è registrato il primo caso di influenza aviaria nel Nord della Siria in una regione fuori dal controllo delle forze governative. Secondo un rapporto di organizzazioni mediche vicine alle opposizioni, si è registrato un decesso per il virus H1N1 ad Afrin, principale località dell’enclave curda a nord-est di Aleppo.

Sono in corso esami di laboratorio per verificare se anche 2 decessi recenti nella regione di Idlib sono da attribuire allo stesso virus. Nelle ultime 3 settimane si erano invece registrati casi di morte per influenza aviaria nella città di Hama, controllata dai governativi.

Per approfondire:
La Russia è in Siria per restarci, di F. Luk’janov
Mosca punta a un ruolo da protagonista nella soluzione del conflitto siriano. A tal fine consolida la sua presenza militare e mette in conto di abbandonare al-Asad. Il nodo dei rapporti con l’Iran. In prospettiva, il problema maggiore è l’Arabia Saudita.
Il piano Onu per risolvere la guerra in Siria è fantascienza, di L. Trombetta
Futuro di Asad, controllo dell’apparato di repressione, nomine della costituente, Stato Islamico: il progetto delle Nazioni Unite sostenuto da Usa e Russia non scioglie i nodi del conflitto, ne rimanda la discussione.


Intanto, nel mondo…

• L’Argentina ha raggiunto un accordo con i creditori italiani che non avevano accettato la ristrutturazione del debito dopo il default del 2001. Il neopresidente Macri vuole chiudere quella pagina e trovare un’intesa con tutti – in particolare con i fondi speculativi statunitensi che con la loro vertenza hanno in sostanza bloccato quasi completamente l’accesso di Buenos Aires ai mercati finanziari internazionali.
• In Spagna, re Felipe VI affida l’incarico di formare un governo al socialista Sánchez.
• La Corea del Nord notifica che fra l’8 e il 25 febbraio lancerà in orbita un satellite. In realtà, molto probabilmente Pyongyang condurrà un test missilistico; arrivano le condanne preventive di Corea del Sud e Giappone, che si attrezza preparando le batterie antiaeree di Patriot.
• L’Italia è pronta ad aumentare il suo contingente nella coalizione contro lo Stato Islamico: ai 700 militari italiani schierati fra Kurdistan, Baghdad e Kuwait, Roma è pronta ad aggiungere almeno 450 truppe per proteggere i lavori della Trevi alla diga di Mosul, cui il governo iracheno ha garantito l’appalto.


Anniversari geopolitici del 3 febbraio

1917 – Gli Stati Uniti rompono le relazioni diplomatiche con la Germania

1924 – Muore Woodrow Wilson

1951 – Nasce l’ex presidente del Burkina Faso Blaise Compaoré

1969 – Yasser Arafat viene nominato presidente dell’Olp

1991 – Viene sciolto il Partito comunista italiano

2015 – Sergio Mattarella si insedia come presidente della Repubblica


Hanno collaborato Niccolò Locatelli, Lorenzo Noto e Luciano Pollichieni.

Carta di Laura Canali animata da Marco Terzoni.

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