Venerdì, 05 Febbraio 2016 14:01

Dopo i pugni sul tavolo, quo vadis Renzi

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normale che un leader abbia due priorit: governare il paese e vincere le prossime elezioni. La trappola sta in una celebre battuta di Juncker (proprio lui!) di alcuni anni fa: Sappiamo
perfettamente che cosa dovremmo fare, ma non sappiamo come essere rieletti dopo averlo fatto. La verit e che con rare eccezioni i leader danno la priorit al secondo obiettivo, quello di essere rieletti. Non si pu quindi rimproverare a Matteo Renzi di impostare la sua campagna dEuropa sul recupero del consenso interno.

Sposando leuropeismo spinelliano spruzzato di socialismo e lattacco frontale allUe che esiste, Renzi spera evidentemente di coniugare la fedelt alla vera Europa con il diffuso euroscetticismo presente anche nel nostro paese, recuperando cos consensi che il fronte populista rischia di erodere. Difficile dargli torto a priori.

Dopo aver fatto (per finta?) pace con Angela Merkel, adesso apre il secondo fronte che forse ritiene pi facile, quello con la Commissione. Pu darsi che tutto ci gli procuri i desiderati vantaggi elettorali. Proiettata nel medio periodo, la tattica comporta tuttavia un errore e un grave rischio.

Caratteristiche delleuropeismo italiano
Leuropeismo italiano ha sempre avuto tre caratteristiche. In primo luogo, abbiamo unimmagine mitologica dellEuropa molto diversa da quella reale. Come per ogni mito, c il rischio che cada a pezzi a ogni difficolt.

A fronte di questo c per stata una pratica di governo finalizzata spesso con successo a difendere quello che si ritenuto essere, a torto o a ragione, linteresse nazionale. Essa ha avuto tra laltro momenti gloriosi: con de Gasperi, poi con Gaetano Martino ed Emilio Colombo, con Craxi e Andreotti e infine con Ciampi, Giorgio Napolitano e Mario Monti cui va il merito di aver provocato, nel 2012, la vera svolta della politica europea, quella che ha permesso a Mario Draghi di agire per salvare leuro.

Infine soffriamo di una sistematica incapacit di adattare le strutture del Paese alle decisioni prese. In sostanza, agli italiani non mai stata raccontata bene la vera storia dellItalia in Europa. La narrativa del vincolo esterno che Monti ha tentato senza successo di correggere, ha aggravato le cose.

Non detto che la retorica renziana permetta di colmare questo vuoto. Ben venga lopera di verit, ma un errore denigrare la politica europea di tutti i governi passati, bollandola come imbelle e rinunciataria. Cos facendo si rischia di demolire in modo durevole limmagine dellEuropa presso gli italiani che sarebbero legittimati a pensare di essere stati ingannati per sessantanni.

Renzi batte i pugni sul tavolo
Dopo lerrore c il rischio. Renzi ha deciso di mettere nel paniere del contenzioso pubblico le cose pi disparate. una tattica come unaltra che per non sembra molto convincente perch avvalora la tesi di unEuropa a noi ostile. Basta pensare ai due capitoli pi importanti: leconomia (banche e politica di bilancio) e la crisi dei migranti/rifugiati.

Sul primo capitolo lItalia ha le sue ragioni, ma il negoziato complesso; andrebbe spiegato agli italiani perch troviamo cos poche sponde non solo a Berlino e a Bruxelles, ma anche altrove. Sul problema dei rifugiati le ragioni per cui lEuropa si muove lentamente e male sono molteplici; nessuno innocente, noi compresi.

A un paese frustrato e convinto di non contare nulla pu far piacere vedere che il governo batte i pugni sul tavolo. Daltro canto sappiamo che nel frattempo i nostri valenti diplomatici e alcuni ministri negoziano in privato per raggiungere un compromesso soddisfacente. legittimo chiedere se non sarebbe meglio abbassare i toni in pubblico e riservare i pugni sul tavolo ai negoziati privati.

David Cameron aveva proclamato la volont di voler riformare lUe e di cambiare radicalmente il rapporto del paese con lEuropa. Dovr ora presentare come un successo un risultato obiettivamente abbastanza modesto. Gli va comunque riconosciuto il merito di non aver mai alzato i toni.

Renzi, dopo aver dichiarato di voler cambiare verso allEuropa, guidare i socialisti europei, spezzare lasse franco-tedesco ed essersi candidato alla guida dellUe, potrebbe scoprirsi prigioniero della sua stessa retorica. Potrebbe avere difficolt a rimettere il genio nella bottiglia e spiegare gli inevitabili compromessi a un paese che continua a sognare unEuropa mitologica, ma nel frattempo stato educato a detestare quella reale.

Usare ogni disaccordo con Juncker per bollarlo come burocrate un altro errore che potevamo evitare, non solo per la tradizionale ragione che lItalia ha interesse a una Commissione forte. Juncker avr molti difetti, ma tutto tranne che un burocrate e, come tutti i politici, deve tener conto di una constituency pi vasta e complessa di quella di Renzi. Del resto far rispettare le regole il primo compito di unistituzione politica.

Le due carte di Renzi
Renzi ha in mano due carte forti: la consapevolezza che ogni alternativa di governo in Italia sarebbe peggiore per lEuropa e laver impresso una salutare accelerazione al processo di cambiamento del Paese. Tuttavia, se pu presentarsi dicendo abbiamo voltato pagina, non pu ancora dire abbiamo riformato lItalia. Per leggere fondate critiche alla legge di stabilit e vedere il cammino che resta da fare nelle riforme, non c bisogno di andare a Bruxelles; basta la stampa italiana.

N vale molto raccontarci che lEuropa ha bisogno di noi pi di quanto avesse bisogno della Grecia e forse persino della Gran Bretagna. vero, ma lo altrettanto che noi abbiamo bisogno dellEuropa forse pi della stessa Germania. Se dovesse intervenire la catastrofe, la domanda non chi soffrir (tutti). Bisogna invece chiedere chi soffrir per primo chi pi capace di parare il colpo.

C da sperare che i principali protagonisti, Merkel, Juncker, ma soprattutto Renzi, siano capaci di volteggiare sul trapezio e atterrare in piedi. Ci sono per rischi che superano labilit tattica dei giocatori. Gli dei accecano coloro di cui vogliono la rovina; si chiama hubris e proprio i greci meno di un anno fa ne hanno apprezzato in pieno il significato.

Riccardo Perissich, gi direttore generale alla Commissione europea, autore del volume L'Unione europea: una storia non ufficiale, Longanesi editore.

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